Ribilanciare il portafoglio: perché, quando e come
Un portafoglio costruito con cura non resta come Lei lo ha costruito. Senza alcuna decisione da parte Sua, i mercati modificano la ripartizione tra le posizioni: quelle che salgono prendono più spazio, quelle che scendono ne perdono. Il ribilanciamento è il processo che riporta questa ripartizione verso il proprio obiettivo. Questo articolo descrive perché la deriva si produce, i due metodi principali (a calendario e a soglia), i costi associati e un esempio numerico. Gli importi sono fittizi e illustrativi: spiegano un meccanismo e non costituiscono né una previsione né una raccomandazione.
La deriva dell'allocazione: un fenomeno meccanico
Supponiamo un portafoglio fittizio di 10.000 €, ripartito per il 60 % in azioni (6.000 €) e per il 40 % in obbligazioni (4.000 €). È l'allocazione obiettivo. Dopo un anno le azioni sono salite del 20 % e le obbligazioni sono rimaste stabili:
| Inizio | Fine anno | Peso finale | |
|---|---|---|---|
| Azioni | 6.000 € | 7.200 € | ≈ 64,3 % |
| Obbligazioni | 4.000 € | 4.000 € | ≈ 35,7 % |
| Totale | 10.000 € | 11.200 € | 100 % |
Non è stato impartito alcun ordine, eppure il portafoglio è più esposto alle azioni del previsto: 64,3 % anziché 60 %. Se la tendenza prosegue per diversi anni, la deriva si amplia. È lo scostamento di allocazione.
Questa deriva non è neutra, perché modifica il livello di rischio effettivamente sostenuto. Un portafoglio pensato per il 60 % di azioni che ne contiene il 75 % oscillerà più di quanto previsto. Il ribilanciamento mira dunque meno a «ottimizzare» il rendimento che a mantenere il profilo di rischio scelto. La lezione L'allocazione degli attivi approfondisce la nozione di obiettivo.
Perché ribilanciare?
Di solito si indicano tre ragioni:
- Tenere sotto controllo il rischio. Il peso delle classi di attivi più volatili tende a crescere quando salgono, il che aumenta la quota di rischio senza che nessuno lo abbia deciso.
- Rispettare una disciplina. Una regola fissata in anticipo limita le decisioni prese sotto l'effetto dell'emozione, come inseguire ciò che è appena salito o fuggire da ciò che è appena sceso.
- Mantenere la diversificazione voluta. Una posizione diventata molto dominante riduce l'effetto protettivo della ripartizione. Il nostro articolo sulla sovradiversificazione affronta l'equilibrio opposto.
Occorre però essere precisi: nulla garantisce che un ribilanciamento migliori il rendimento. In un mercato in rialzo continuo, non ribilanciare avrebbe prodotto meccanicamente più guadagni, ma con più rischio. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri, e l'effetto del ribilanciamento dipende interamente dall'andamento dei mercati.
Due metodi di ribilanciamento
Primo metodo: il ribilanciamento a calendario
Si ribilancia a intervalli fissi: una volta l'anno, ogni semestre o ogni trimestre, qualunque sia la situazione del momento.
Vantaggi:
- regola semplice, facile da seguire;
- poca sorveglianza necessaria;
- numero di operazioni limitato e prevedibile.
Svantaggi:
- tra due date può accumularsi una deriva importante;
- alla data prevista può non esserci nulla da correggere, e l'operazione perde allora di senso.
Più la frequenza è elevata, più le operazioni e i relativi costi si moltiplicano, mentre lo scostamento corretto resta spesso modesto.
Secondo metodo: il ribilanciamento a soglia
Si definisce una tolleranza attorno all'obiettivo e si interviene solo quando viene superata. Esistono due formulazioni:
- Soglia assoluta: ad esempio 5 punti percentuali. Per un obiettivo del 60 % si interviene se il peso esce dalla fascia 55 %–65 %.
- Soglia relativa: ad esempio il 25 % dell'obiettivo. Per una posizione con obiettivo del 10 % si interviene se il suo peso esce dall'intervallo 7,5 %–12,5 %. Questa formulazione si adatta meglio alle posizioni piccole.
Nel nostro esempio, con una soglia assoluta di 5 punti, il peso del 64,3 % resta nella fascia: non scatta alcuna azione. Con una soglia di 3 punti, il limite del 63 % viene superato.
Vantaggi: si interviene quando è utile e non altrimenti, il che riduce le operazioni superflue. Svantaggi: occorre monitorare regolarmente i pesi, e la scelta della soglia è arbitraria. Troppo stretta, scatta troppo spesso; troppo larga, lascia che la deriva si consolidi.
Un approccio misto, frequente nella pratica, consiste nel verificare a data fissa e nell'intervenire solo in caso di superamento della soglia.
Esempio numerico: riportare il portafoglio all'obiettivo
Riprendiamo il nostro portafoglio fittizio, ora da 11.200 €. L'obiettivo 60/40 corrisponde a 6.720 € in azioni e 4.480 € in obbligazioni. Per arrivarci:
- la posizione in azioni passa da 7.200 € a 6.720 €, cioè 480 € di azioni riallocati;
- la posizione in obbligazioni passa da 4.000 € a 4.480 €, cioè 480 € apportati alle obbligazioni.
Il meccanismo funziona anche nel verso opposto. Immaginiamo che le azioni siano scese del 25 % anziché salire: valgono allora 4.500 €, le obbligazioni 4.000 €, cioè 8.500 € in totale e un peso delle azioni di ≈ 52,9 %. L'obiettivo corrisponderebbe a 5.100 € in azioni e 3.400 € in obbligazioni: il ribilanciamento consisterebbe nello spostare 600 € verso le azioni. La regola ribilancia sempre in senso contrario alla tendenza recente, il che può risultare psicologicamente scomodo.
Esiste una variante senza vendite: i nuovi versamenti vengono indirizzati verso le posizioni sottopesate. Questo modo di procedere limita le operazioni e quindi i costi, ma funziona solo se i versamenti sono sufficientemente consistenti rispetto al portafoglio.
I costi da considerare
Ribilanciare non è gratuito. Entrano in gioco diverse voci:
- Commissioni di negoziazione: se ogni ordine costa 1 € (valore illustrativo), il ribilanciamento di 4 posizioni genera circa 4 €. Non è molto in valore assoluto, ma è proporzionalmente pesante su un portafoglio piccolo.
- Differenziali denaro-lettera (spread) sui titoli poco liquidi.
- Possibili conseguenze fiscali in caso di vendita, a seconda del tipo di conto utilizzato. Questo aspetto dipende dalla situazione di ciascuno ed esula dall'ambito di questo articolo; si informi presso il Suo intermediario o un professionista.
Per questo si evita in genere di ribilanciare per scostamenti molto piccoli: il costo dell'operazione può superare il beneficio ricercato. La lezione Il ribilanciamento propone un quadro complementare per valutarlo.
Seguire la propria deriva nella pratica
Ribilanciare presuppone innanzitutto di misurare. Occorre conoscere il peso attuale di ogni posizione, di ogni settore e di ogni area geografica. Lo strumento del punteggio di diversificazione (costruito attorno al PEA francese, un piano di risparmio in azioni, ma utilizzabile come modello per qualsiasi portafoglio azionario) offre una lettura descrittiva della concentrazione di un portafoglio, e l'articolo Analizzare la composizione del portafoglio spiega come leggere questi indicatori. Earnnest descrive la situazione senza dire che cosa fare: la decisione spetta a Lei.
Da ricordare
- La deriva dell'allocazione è meccanica: senza alcuna operazione i pesi evolvono con i mercati e il rischio effettivo cambia.
- Due metodi principali: a calendario (date fisse) e a soglia (tolleranza attorno all'obiettivo), spesso combinati.
- Ribilanciare serve soprattutto a mantenere un profilo di rischio, non a garantire un rendimento migliore.
- I costi (negoziazione, differenziali di prezzo, possibili conseguenze fiscali) contano: uno scostamento minimo non giustifica sempre un'operazione.
- Indirizzare i nuovi versamenti verso le posizioni sottopesate permette di ribilanciare senza vendere.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative e non costituisce una consulenza finanziaria personalizzata.